attualmente il termine crisi viene impiegato con accezione negativa per esprimere il degrado che la nostra economia, cultura e società stanno subendo.

la nostra società ha attraversato nel corso degli anni moltissimi periodi di crisi. la sua etimologia trova origine nel greco dal verbo krino (separare, cernere, discernere, giudicare, valutare). si può così cogliere che un’operazione di giudizio, di valutazione di un certo dato è non solo necessaria, bensì anche positiva.

crisi è pausa, intervallo, in between.

 la disperazione che produce dipende dal contatto inatteso o mai sperimentato con il vuoto, l’assenza, il silenzio. questo, però, permette di prender fiato, di analizzare con distacco una data situazione, di comprenderne i limiti e trovarne le soluzioni.

nel termine crisi troviamo due scenari apparentemente in opposizione; da un lato la crisi è peggioramento di una data situazione, dall’altro è momento di valutazione, di meditazione, l’attimo che preannuncia un cambiamento attivo dello status quo.

in architettura la crisi è strumento fondamentale nella progettazione.

crisi è approccio metodologico.

un progetto è una sorta di teorema matematico, nel quale postulati, teoremi e assiomi di partenza sono del tutto arbitrari.

il risultato è coerente con la costruzione teorica che lo precede e con i fini dell’opera.

utilizzando la crisi come approccio metodologico si intende eliminare il fattore lineare-logico del processo. non verrà messa in crisi solamente l’idea originaria, bensì tutti i principi che l’hanno prodotta e i teoremi e postulati che vengono impiegati per dimostrarla.

scopo di tale operazione è ottenere un risultato dinamico, non chiuso. aperto al diverso da sé. un sistema che possa includere al suo interno necessità e priorità che il solo progettista non può considerare. il progetto deve rimanere una risorsa aperta e modificabile dai fruitori.

la crisi come approccio metodologico è anche un monito. le idee si trasformano, mutano, si evolvono. scopo dell’architettura non è quello di congelare un’idea, bensì di aprirla al mondo.

per questo motivo, nel momento in cui un processo può definirsi chiuso, si nega l’idea matrice. si verifica quindi la validità del lavoro attraverso un’operazione per assurdo; se il progetto può esistere o meno senza l’idea che l’ha generato. questa operazione serve a cambiare il punto di vista sul lavoro. a definirne i limiti. solamente attraverso un movimento oscillatorio tra visioni differenti il progetto può essere testato e indagato nel miglior modo possibile.

attraverso la crisi vengono messe in risonanza alcune zone dimenticate o date per scontate. ogni scelta che viene compiuta deve essere cosciente, non imposta da abitudini o sub strutture mentali. anche se fosse così, queste ultime devono essere riconosciute e messe in dubbio.

au fond de l'inconnu pour trouver du nouveau.

il risultato, pulito da tutte queste operazioni attraverso la sprezzatura, deve risultare semplice e necessario agli occhi di chi guarda. l’unica soluzione possibile, la più semplice.