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Lo stesso ragionamento può essere applicato al contrario, cioè osservando un opera caratterizzata da elementi ripetitivi; in questo caso la ripetizione di elementi può intuitivamente suggerire all’osservatore il movimento, o la possibilità di esso.

Ripetere è alla base del minimalismo. Secondo Donald Judd infatti: “ l’ordine non è razionalista e soggiacente, ma è semplicemente un ordine, come quello della continuità, una cosa dopo l’altra”[1]. In una conversazione comune, Judd e Stella insistettero sull’interesse comune che essi nutrivano per questo modo di comporre disponendo una cosa dopo l’altra.

Come afferma Rosalind Krauss, “si trattava di una strategia che permette di evitare la composizione relazionale propria, secondo loro, dell’arte europea[2]”.

Stella diceva del formalismo europeo: “la base della sua concezione d’insieme è l’equilibrio. Fai una cosa in un angolo e la equilibri con qualcos’altro nell’angolo opposto” e Judd aggiungeva: “sono legati ad una filosofia, al razionalismo, alla filosofia razionalista. … Tutta questa arte si fonda su sistemi costruiti in anticipo, su sistemi a priori: corrisponde a un certo tipo di pensiero e di logica completamente screditata oggi come mezzo per comprendere a cosa assomiglia il mondo”[3].

La ripetizione era utilizzata dai minimalisti con lo scopo di eliminare un termine logico, un legame tra oggetti che nega una consequenzialità logica. Una ripetizione dell’uguale che nega la gerarchia e la stratificazione  del linguaggio e pone l’osservatore nell’impossibilità di penetrare ad un valore altro che non sia la nuda matericità dell’opera. I materiali, in alcuni casi, derivano da produzioni industriali. Alcune delle matrici formali sono la geometria, il rigore esecutivo, il cromatismo limitato, l'assenza di decorazione, l'assenza di un riferimento allegorico. Il risultato è oggettuale. Oggetti geometricamente definiti, formati dalla ripetizione e variazione di elementi primari, forme pure, semplici. La pittura dalla parete passa ad occupare lo spazio libero individuale, autonomo, a vivere completamente lo spazio che occupa rendendolo anch'esso parte integrante dell'opera d'arte.

L’opera si nega a interpretazioni soggettive manifestandosi come puro dato oggettivo. In questo modo viene esaltato il suo carattere oggettuale, caratterizzato dall’uso di materiali industriali. I ready made minimalisti spostano il significato dal valore interno all’opera al valore relazionale tra le parti dell’opera, ponendo in primo piano i rapporti proporzionali tra le parti e il tutto e tra le parti tra loro. In quanto ready made, essi non sono formalmente decodificabili, risultano essere un opera “perfettamente distaccata dai sentimenti personali del suo firmatario e che non offre nessuna soluzione soddisfacente agli sforzi intrapresi per comprenderla o decodificarla”[4]. Attraverso la ripetizione ben calibrata di un’unità modulare, l’arte minimalista manifesta la symmetria. Proponendo una scomposizione per sezioni di un unità complessa, l’artefice lascia intravvedere l’unità perduta o mai raggiunta dell’opera, siamo in questo caso nel campo dell’eurythmia. Volendo essere più chiari, è come se l’autore scomponesse la sua opera in sezioni e mostrasse queste al posto dell’opera completa. Il risultato sarebbe un opera che manifesta la sua struttura proporzionale e per negazione mostra la sua unità. L’opera vive di questo paradosso: la parte è punto di partenza e punto di arrivo, in un processo di lettura circolare che si sposta dalla sfera quantitativa a quella qualitativa e ritorno, producendo uno smarrimento negli occhi di chi osserva e al contempo una comprensione profonda e inspiegabile dell’opera.

 Donald Judd - Senza titolo - 1965

L’opera di Donald Judd, Senza titolo, del 1965 può essere utilizzata per mostrare il rapporto tra simmetria ed euritmia. Egli ci mostra delle sezioni di ciò che potrebbe essere un pilastro. Attraverso quest’opera abbiamo la percezione immediata della bellezza simmetrica, caratterizzata dalla scansione dei pieni e dei vuoti, dalla loro alternanza, e dalle proporzioni delle lastre, che lascia intuire un’ unità non ancora formatasi o che non esiste più. Unità che comunque risulta pienamente leggibile.                                        

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 [1] Donald Judd, Specific Objects, in “Arts Yearbook”, n.8, 1965, p. 82

[2] Rosalind Krauss, Passaggi, Bruno Mondadori, a c. di Elio Grazioli, 1998

[3] Bruce Glaser, Questions to Stella and Judd,1964, ora in G. Battcock (a c. di), Minimal Art, Dutton, New York 1968, p. 149

[4] Rosalind Krauss, Passaggi, Bruno Mondadori, a c. di Elio Grazioli, 1998, p. 89