Teach us to care and not to care
T.S. Eliot, Ash-Wednesday

La città intelligente respira, percepisce il mutamento. Radicata nel terreno si prepara alla tempesta. Guarda oltre la superficie, al di là del muro.
La città intelligente guarda in profondità, al microscopico. Microchip emozionale. Lavora nelle fibre rapide della comunicazione digitale. Sangue che scorre nella rete. Vita pulsante. La città si trasforma senza cambiare. Luci colorate spazzano via la banalità di strutture silenziose. Rumore. Ronzio diffuso. Percezione mentale di spazi digitali.


La città intelligente è memoria collettiva in aggiornamento. Si prende cura dei luoghi. Custode del passato. Struttura nodale in espansione. Giardini vergini si sovrappongono a flussi accelerati. Distese di profumi digitali coprono l’odore acre di operosità.
Dinamica e creativa, Iperattiva e riciclabile. La città intelligente è altrove senza muoversi. Gusti esotici parlano di memorie lontane. Ricordi perduti che riaffiorano dolcemente.
La città intelligente è un giaciglio caldo d’inverno. La condensa che appanna il vetro di un caffè all’angolo. Il rumore della pioggia che batte sul marciapiede. I passi rapidi che cercano riparo. È il vento delle sere d’estate. La nebbia che tutto avvolge.
La città intelligente è liquida e antifragile. Si nutre del disordine. Prospera in esso.